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DAPHNE ProjectQuesti consigli sono tratti dal libro “In fuga” , scritto da Lisa Marklund, che racconta la storia di vita reale di Mia Eriksson, una donna svedese che subiva violenza fisica e psicologica, ma che alla fine ha trovato il coraggio di lasciare chi la maltrattava. Consigli per coloro che subiscono violenza1. non è mai colpa tuaStai sperimentando ciò che le ricerche chiamano normalizzazione del processo di violenza. Ti assumi tu la colpa. Qualunque cosa tu dica lo senti come un tradimento. Cambi idea su ciò che hai detto, può accadere che ritiri la tua testimonianza data alla polizia. Questo è normale. Vivere con la violenza è un vero e proprio lavaggio del cervello. 2. mettiti in contatto con un centro di accoglienzaI numeri telefonici si possono reperire nell’elenco telefonico; fallo cercare a un’amica oppure chiama il servizio informazioni. Il personale del centro di accoglienza ti darà sostegno e ti aiuterà a superare le lacrime, la paura e il senso di colpa. Otterrai protezione e aiuto per metterti in contatto con le autorità. E, ancora più importante, sarai creduta. 3. vattene dopo il primo colpo o segno di violenzaNon credere al tuo aggressore quando lui/lei ti dice che non accadrà mai più. Non puoi curare il tuo partner con l’ amore. 4. tieni un diario La polizia spesso ha la sensazione che le donne che denunciano violenze non siano chiare nelle loro dichiarazioni. Non ricordano bene se il calcio in testa lo hanno ricevuto giovedì o venerdì, se l’altro momento di violenza ha avuto luogo il mattino o la sera. Se la violenza diventa un’esperienza quotidiana, i riferimenti temporali diventano sembrano diventare fluttuanti per le donne che la subiscono. E’ perciò importante che tu prenda nota di ogni violazione. Annotale tutte, ogni giorno. Registra l’abuso verbale quando è fatto per telefono. Va’ da un dottore ogni volta che sei ferita fisicamente e chiedigli/chiedile di fare foto e scrivere un rapporto. 5. denuncialo alla polizia Questo non è facile da fare, lo so, ma il personale del centro di accoglienza ti aiuterà. Chiedi assistenza legale. Sii aperta e diretta con la polizia e l’avvocato. Se hai fatto una dichiarazione in precedenza e poi la ritiri, spiega il perché. Esigi di essere creduta. Se hai mentito in precedenza, spiega perché. Fa’ in modo di ottenere un “divieto di avvicinamento”. Questo significa che la persona sarà punibile se va contro tale ordinanza e si avvicina a te. Cerca di essere tu stessa il tuo sostegno, fallo per TE. Se senti che non ce la fai questa volta, prova di nuovo in seguito. 6. il problema non è risolto quando te ne vai La violenza contro le donne è una questione di potere. Se tu te ne vai, lui/lei perde potere su di te. Ci vuole molto tempo per separarsi. Assicurati di essere protetta durante il periodo di separazione. Chiedi aiuto alla polizia. Esistono apparecchiature speciali di allarme per donne che sono minacciate. 7. non lasciare che gli altri decidano per te E’ la TUA vita. Tu stessa devi assumerne il controllo. Se devi trasferirti, fallo, ma non lasciare che siano le autorità a decidere per te. Generalmente hanno buone intenzioni, ma non c’è garanzia che le cose funzionino bene per te. Non affidarti TROPPO alla legge e alle autorità, ma pretendi che svolgano il loro compito proteggerti. Spetta al governo dimostrare che viviamo in uno stato nel quale le leggi ci proteggono e dove i cittadini sono difesi in quanto titolari di diritti! Infine, non dimenticare mai: vivere con una persona che ti picchia, ti maltratta o ti violenta significa vivere con la morte stes sa! Ti auguro tutto il meglio, Mia Eriksson |
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